Adolescenza e compiti evolutivi fase-specifici

L’adolescenza è la fase del ciclo di vita in cui l’individuo acquisisce le competenze e i requisiti per assumere le responsabilità di adulto.

Pur non avendo confini temporali definiti, convenzionalmente si assume che gli anni dell’adolescenza siano quelli che vanno dai 13 ai 18/19 circa; il processo si conclude – o dovrebbe concludersi – con la conquista della condizione di adulto.

L’adolescenza è quindi un periodo di transizione dallo stato di bambino (preadolescente) a quello di giovane adulto e prevede una costante evoluzione e continue trasformazioni che spesso, dall’esterno, vengono scambiate per volubilità, instabilità, squilibrio.

In questo momento della vita gli interrogativi e i dubbi su di sé, le trasformazioni del corpo, i conflitti con i genitori rappresentano momenti di passaggio che, seppur turbolenti, non necessariamente hanno caratteristiche patologiche.

I rapidi e consistenti cambiamenti causano una fase di disequilibrio in cui tutto viene rimesso in discussione. In adolescenza il ragazzo o la ragazza sono attori/spettatori consapevoli delle mutazioni che li riguardano e sono perciò impegnati in un difficile processo di attribuzione di senso a quello che sta loro accadendo (processo che, nel caso del bambino, era svolto dal genitore).

I compiti evolutivi fase-specifici dell’adolescenza

Da un punto di vista psicologico, l’adolescenza può essere descritta come una fase del ciclo di vita caratterizzata dalla realizzazione di compiti evolutivi, cioè compiti che si presentano in un determinato periodo della vita e la cui buona risoluzione conduce alla costruzione dell’identità e al successo nell’affrontare i problemi successivi.

Secondo le teorizzazioni di Gustavo Pietropolli Charmet, quattro sono i principali compiti evolutivi fase-specifici dell’adolescenza:

Mentalizzazione del corpo sessuato

In ordine cronologico, il primo compito evolutivo che l’adolescente deve affrontare è la costruzione dell’immagine mentale del proprio corpo. Il corpo si trasforma biologicamente e diventa capace di sessualità generativa. I cambiamenti del corpo sono complessi da interiorizzare e possono causare ansie momentanee o persistenti di dismorfobia (paura di avere qualcosa di anomalo nel proprio aspetto fisico).

La trasformazione del corpo in adolescenza richiede un importante lavoro psichico al fine di produrre rappresentazioni mentali della maturazione dell’apparato sessuale e riproduttivo, dell’incremento delle masse muscolari e della statura: genitalizzarsi non è sufficiente per mentalizzare il corpo. La mentalizzazione comporta per il ragazzo la possibilità di rendersi conto di ciò che sta succedendo e integrare la nuova corporeità dentro di sè, con una consapevolezza autoriflessiva che fa del cambiamento qualcosa che la mente ha davvero interiorizzato.

Il significato attribuito dagli adolescenti ai cambiamenti del corpo produce una risonanza psicologica importante e non è universale, bensì dipende da fattori interni ed esterni. Alcuni dei fattori interni sono i seguenti:

  • Fattori biologici (modificazioni del sistema ormonale ed endocrino, sviluppo della muscolatura, accelerazione improvvisa nella crescita dello scheletro, maturazione degli organi riproduttivi e dei caratteri sessuali, etc.). Particolari preoccupazioni possono riguardare l’anticipo dello sviluppo per le ragazze (che può comportare vergogna, senso di inadeguatezza, rischio di gravidanza precoce e di devianza sociale, conflitti familiari per il maggiore controllo) e il ritardo per i ragazzi (che può comportare a sua volta vissuti di inadeguatezza rispetto ai modelli culturali maschili di forza e virilità);

  • Storia evolutiva (eventi specifici ad esempio malattie o abusi);

  • Capacità cognitive, sociali, emotivo-affettive che intervengono nel processo di mentalizzazione del corpo.

Tra i fattori esterni, invece, importante citare:

  • I genitori: un buon sostegno genitoriale è correlato solitamente a una percezione maggiormente positiva del proprio corpo;

  • I pari: il confronto interindividuale può rassicurare o anche essere fonte di preoccupazione;

  • I modelli culturali nel contesto dei quali il ragazzo affronta il suo percorso di crescita.

L’immagine corporea viene spesso messa in crisi dai cambiamenti della pubertà e necessita perciò di essere ristrutturata ed assimilata come parte di una nuova identità. Il corpo, diventato estraneo, viene utilizzato come uno spazio di sperimentazione, o in casi più estremi come un campo di battaglia, sul quale mettere in scena eventuali conflitti (tatuaggi, piercing ma anche disturbi alimentari, abuso di sostanze, gravidanze precoci, agiti autolesivi etc.).

Dal superamento di questo compito evolutivo dipende la costruzione di un’identità (e di un ruolo) maschile/femminile e potenzialmente generativa, insieme al consolidamento di un’identità sessuale o di genere, ovvero la convinzione stabile di appartenere all’uno o all’altro sesso e di identificarvisi.

Si tratta di un processo che riguarda anche l’accettazione della propria mortalità: il corpo sessuato è “finito” e dotato di un limite temporale. Si accede dunque in maniera più consapevole alla propria idea di mortalità, pensiero molto complesso da elaborare e sostenere nelle varie fasi della vita.

Per riassumere, in caso di successo di questo evolutivo, l’adolescente:

  • Mentalizza il corpo sessuato e generativo;

  • Capisce cosa eccita e cosa disgusta;

  • Porta l’esperienza di disgusto/eccitamento dentro la passione, l’eros, i sentimenti;

  • Esplora l’orientamento sessuale;

  • Sviluppa condotte di seduzione e corteggiamento;

  • Modula il linguaggio del corpo;

  • Raggiunge un equilibrio mente (e cognizione)/cuore (affetti)/corpo;

  • Percepisce la mortalità del corpo.

Questi, invece, alcuni degli scenari possibili in caso di scacco:

  • Ritiro sociale finalizzato a far uscire dalla scena sociale il corpo;

  • Tristezza, isolamento, irritabilità;

  • Dedizione alla realtà virtuale;

  • Insuccesso scolastico o iperinvestimento scolastico (solo la mente staccata dal corpo);

  • Paura della bruttezza;

  • Attacchi al corpo.

 

Separazione/individuazione dai genitori dell’infanzia

L’adolescente è chiamato a rendersi progressivamente indipendente dalle figure dei genitori. Il processo separativo è inevitabile, ma molto complesso in quanto richiede anche di rinunciare ai vissuti di protezione e di idealizzazione del proprio sé che la presenza onnipotente dei genitori dell’infanzia garantiva.

Quando si parla di questo secondo compito evolutivo non ci si riferisce alla separazione dai genitori reali: non è la separazione in senso spaziale e concreto, ma una seprazione mentale e giocata piano dell’inconscio infantile. Si tratta della separazione dal genitore interno dell’ex-bambino che ora è diventato adolescente. Il genitore dell’infanzia è un genitore onnipotente e onnipresente e la separazione da questo oggetto dovrebbe portare a una relazione più matura e realistica, dove il ragazzo non pensi di avere a che fare con un mago onnipotente, bensì con una persona. Se in infanzia i genitori sono i depositari dei segreti dell’esistenza, inoltre, l’adolescente è naturalmente spinto alla conoscenza e al bisogno di simbolizzare autonomamente. Di conseguenza, i genitori perdono il loro ruolo onniscente, e anzi le loro interpretazioni del mondo vengono vissute come qualcosa da cui allontanarsi per cercare altrove altre fonti legittime di conoscenza.

Contrariamente da quanto succedeva in passato, attualmente l’emancipazione dalle figure genitoriali, intesa come trasformazione del rapporto che diventa maggiormente paritario e reciproco, avviene generalmente all’interno della famiglia e non con l’uscita da casa.

Il processo di separazione interessa entrambi i versanti: anche i genitori sono chiamati a separarsi dai figli e accettare che essi diventino adulti ed emancipati. Questo compito non è affatto semplice e può generare sentimenti di ansia e ambivalenza: l’orgoglio per la crescita del figlio e delle sue abilità coesiste con le preoccupazioni per la sua raggiunta autonomia. Difficile e doloroso è spesso per i genitori fare fronte al sentimento di inutilità che può sopraggiungere quando i figli non sembrano più avere bisogno di loro.

Questi alcuni degli scenari che possono veniricarsi in casi di scacco in questo compito evolutivo:

  • Insuccesso nel processo di elaborazione della giusta vicinanza/distanza;

  • Tristezza, isolamento, irritabilità;

  • Crisi pantoclastiche;

  • Fughe temporanee;

  • Possibile fobia della scuola;

  • Dedizione alla realtà virtuale;

  • Difficoltà di apprendimento;

  • Insuccesso scolastico;

  • Manifestazioni di indole ossessiva.

 

Definizione dei valori

L’adolescente è chiamato a individuare un proprio modello valoriale, un proprio senso etico e a far propri degli ideali personali che lo portino a sviluppare una individualità, una caratteristica, un modo di porsi di fronte al mondo.

Il proprio unico e specifico modello valoriale di riferimento verrà definito:

  • Attraverso l’incontro con nuovi oggetti ed esperienze, dall’amica/o del cuore, al gruppo mono ed eterosessuale e altri adulti di riferimento che si costituiscono come nuovi modelli di identificazione. Gli altri, oltre a essere persone conosciute direttamente, sono idoli del cinema, della musica, della letteratura, della storia, dell’arte, dello sport. La musica in particolare ha, nell’esperienza dell’uomo in generale e dell’adolescente in particolare, un ruolo di grande rilievo per la costruzione dell’identità personale e sociale. Attraverso la musica suonata e ascoltata si costituiscono gruppi sociali, si definiscono emozioni difficili da verbalizzare, si impara ad ascoltare, si costruisce un terreno di confronto, scambio e dialogo, ci si identifica e ci si differenzia. La musica è spesso portavoce delle inquietudini, delle paure e degli entusiasmi adolescenziali, come di tutti gli stati d’animo universali che ogni ragazzo condivide con il gruppo dei pari. La musica distingue e ci distingue: attraverso la scelta e la pratica di determinati generi musicali il giovane esprime se stesso e costruisce un suo modo di conoscersi e comunicarsi con i suoni.

  • Attraverso la sintesi di tutti i modelli imitativi ed identificatori fino a quel momento conosciuti.

Il superamento di questo compito evolutivo consente all’adolescente di acquisire una identità personale unica e definita, che permetta al ragazzo di percepire una precisa definizione di sé stesso in termini di personalità, valori, credenze, preferenze e motivazioni.

Nascita sociale

Questo ultimo compito evolutivo riguarda l’assunzione di un ruolo socialmente riconosciuto tra i coetanei e nel contesto allargato, che consente di progettare e di agire in direzione del proprio percorso futuro.

Si tratta di una socializzazione secondaria (quella primaria è la socializzazione forzata del bambino che viene portato all’asilo nido o alla materna dove inizia ad avere a che fare con altri bambini): l’adoelscente sviulppa il bisogno di appartenenza a una rete di relazioni con i coetanei e sceglie autonomamente per se stesso i suoi amici. La scuola costituisce spesso l’ambito centrale e decisivo di questo compito evolutivo. 

Si dice che i ragazzi abbiano due famiglie: la famiglia naturale e quella che si sono costruiti con le loro mani, la famiglia sociale, il gruppo di amici, che ha un potere decisionale enormemente superiore a quello della famiglia. Il gruppo li accompagna, li sostiene, li consola, li tiene uniti, svolge una funzione di contenimento affettivo a volte anche superiore a quello che svolge la famiglia.

All’interno dei raggruppamenti giovanili si costruisce gran parte dell’identità adolescenziale. Il rapporto con i coetanei ha il ruolo di rendere pensabile il travaglio della crescita attraverso la condivisione e il senso di appartenenza. L’inserimento in un gruppo di pari età in adolescenza consente in generale di battere la noia, sconfiggere la solitudine, valorizzare la propria età e la fase di vita che si sta attraversando e acquisire una identità sociale.

Il gruppo adolescenziale, tuttavia, può rischiare di diventare rischioso o deviante. In effetti buona parte dei reati minorili non sono reati individuali ma di gruppo, e lo stesso vale per buona parte delle condotte pericolose e dei comportamenti a rischio. All’interno del gruppo di adolescenti la gestione dei comportamenti, le sfide, le decisioni, non sono individuali ma del gruppo, ed è la famiglia sociale a farsene carico: aumenta così l’eventualità che il gruppo scelga iniziative rischiose, trasgressive, stupefacenti. Poiché i genitori sono consapevoli del potere che il gruppo dei coetanei ha sulle scelte comportamentali del figlio, un conflitto piuttosto frequente sulla scena della famiglia riguarda la definizione dei tempi e il controllo da parte dei genitori su ciò che succede al figlio allorché è immerso emotivamente nella vita di gruppo.

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